{"id":1562,"date":"2009-02-28T23:17:07","date_gmt":"2009-02-28T23:17:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.evangelicitrento.it\/?p=1562"},"modified":"2011-11-19T07:41:12","modified_gmt":"2011-11-19T07:41:12","slug":"guerra-ed-evangelici-quali-prospettive-cristiane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.evangelicitrento.it\/?p=1562","title":{"rendered":"Guerra ed evangelici: quali prospettive cristiane?"},"content":{"rendered":"<p>Mentre le notizie di una possibile guerra con l&#8217;Iraq occupano quasi integralmente i media e la sua eventualit\u00e0 mobilita ancora una volta milioni di persone pronti a manifestare per la pace, il pensiero cristiano contemporaneo sembra non riuscire a sviluppare una posizione che sia credibile e politicamente praticabile. Le voci sono molte e le posizioni sono complesse. In pochi casi, per\u00f2, si ha la sensazione che si lasci al Vangelo il compito di interpretare il mondo e la vita. Anche negli ambienti evangelici italiani sono pochi gli sforzi in questa direzione, adesso pi\u00f9 che mai.<\/p>\n<p>E&#8217; sempre difficile offrire soluzioni, ma sono convinto che gli evangelici siano in una posizione speciale per proporre una riflessione che contribuisca sia all&#8217;edificazione del corpo di Cristo, sia al benessere della societ\u00e0 nella quale vivono.<\/p>\n<p>Nessuna piattaforma ideologica pu\u00f2 giustificare l&#8217;azione di un tiranno quale \u00e8 Saddam Hussein. Il suo governo ha comportato per il popolo irakeno oppressione e miseria. Le libert\u00e0 civili sono ignorate, la prigionia, la tortura e l&#8217;omicidio di coloro che dissentono sono all&#8217;ordine del giorno. Il culto della personalit\u00e0 creato ad arte da S. Hussein \u00e8 ripugnante e vomitevole. Se cerchiamo un esempio di come non dovrebbe essere l&#8217;uso del potere, il regime irakeno \u00e8, purtroppo, il pi\u00f9 efficace. Lo stesso programma militare di Hussein \u00e8 quantomeno preoccupante. Pur nelle incertezze attuali che gli ispettori delle Nazioni Unite provano faticosamente a risolvere, \u00e8 certo che la costruzione di armi biologiche e chimiche sia stata una delle principali preoccupazioni del regime irakeno. Il problema non \u00e8 per\u00f2 tanto la moralit\u00e0 di Saddam Hussein, quanto quello che l&#8217;Occidente dovrebbe fare. Stati Uniti e alcuni alleati hanno quindi presentato la loro strategia e a guidarla \u00e8 la nuova teoria della guerra preventiva, la quale afferma che \u00e8 legittimo attaccare preventivamente un altro Paese a motivo di una potenziale minaccia alla sicurezza interna. Una prospettiva di questo tipo ha quindi portato alla ribalta una molteplicit\u00e0 di posizioni con la quale dobbiamo confrontarci.<\/p>\n<p>Innanzitutto analizziamo le alternative. Da un lato il pacifismo considera ogni tipo di uso della forza incompatibile con il discepolato cristiano. Dall&#8217;altro i fautori di nuove crociate giustificano il ricorso alla guerra e alla violenza quando necessario (difendere dei valori o dei principi, raggiungere un obiettivo). Le esigenze della pace sembrano, ancora una volta, opporsi a quelle della giustizia. Oltre a queste alternative esiste, per\u00f2, una significativa posizione che il pensiero cristiano ha da diversi secoli (da Ambrogio e Agostino passando per Tommaso d&#8217;Aquino e i Riformatori): la guerra giusta. Con guerra giusta si intende il tentativo di onorare le esigenze della pace e della giustizia, proibendo l&#8217;uso della violenza e delle armi a meno che alcuni criteri &#8211; jus ad bellum e jus in bello &#8211; siano soddisfatti, quali la giusta causa, una autorit\u00e0 competente e legittimata a decidere e la guerra come ultima possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 immediato verificare come la riflessione della guerra giusta si contrappone ad una strategia di guerra preventiva; e questo per diversi motivi: a) un sentimento di insicurezza (anche se ragionevole dopo l&#8217;11 settembre) non \u00e8 una giusta causa; b) l&#8217;autorit\u00e0 competente dovrebbe essere l&#8217;ONU e comunque non una coppia di Paesi; c) non tutte le possibilit\u00e0 politiche e diplomatiche sono state esplorate.<\/p>\n<p>Recuperare la riflessione sulla guerra giusta \u00e8, quindi, un primo contributo che gli evangelici possono dare. Il problema della guerra \u00e8, infatti, un prisma attraverso il quale molti aspetti possono essere presi in considerazione, dalla prospettiva cristiana del potere e della politica a quella della giustizia e della pace. Certo nel fare questo devono stare attenti alla complessit\u00e0 teorica che sostiene la tradizione della guerra giusta, devono considerare che le attuali condizioni storiche, sociali, economiche e militari sono profondamente diverse da quelle di allora. Il principio di fondo, per\u00f2, rimane. Occorre con urgenza approfondire e articolare i valori e le virt\u00f9 cristiane sottolineati da questa posizione. In ogni caso la prospettiva cristiana richiede una forte preferenza a favore della pace e l&#8217;onere della prova ricade su coloro che vogliono convincerci dell&#8217;opportunit\u00e0 della guerra e della violenza.<\/p>\n<p>La riflessione sulla guerra giusta pu\u00f2 essere utile anche alla formazione spirituale del cristiano. \u00c8 quello che sia Agostino sia Calvino fanno nelle loro argomentazioni. Innanzitutto guardiamo onestamente alla nostra corruzione, alla nostra capacit\u00e0 di auto-ingannarci e successivamente prestiamo la nostra attenzione all&#8217;umanit\u00e0 di coloro verso i quali le nostre armi e la nostra violenza sono dirette. Stiamo attenti ad esaltare le nostre buone ragioni svalutando la dignit\u00e0 dei nostri potenziali nemici: spesso sconfiggiamo i nemici esterni solo per correre il rischio di essere distrutti dal &#8220;nemico in noi stessi&#8221; (Agostino).<\/p>\n<p>La prospettiva evangelica ci chiama inoltre a identificare chiaramente la dimensione teologica dell&#8217;occidente e della politica. Come l&#8217;impropria fedelt\u00e0 alla nazione sfocia facilmente nel nazionalismo e quindi nell&#8217;idolatria, il richiamo agli interessi e ai valori dell&#8217;occidente pu\u00f2 facilmente declinarsi con la promozione di cause ingiuste. La nostra fiducia non pu\u00f2 essere posta nella superiorit\u00e0 tecnologica delle nostre armi o nella forza delle nostre democrazie. Dopotutto il danno che possiamo ricevere da una guerra non rappresenta la minaccia principale al nostro benessere. Siamo infatti convinti che solo una corretta relazione con Dio ci rende sicuri e che nessuna cosa o creatura pu\u00f2 separarci dall&#8217;amore di Dio.Per ultimo dovremmo sviluppare una autentica prospettiva globale della fede cristiana. Per questo motivo il nostro atteggiamento verso l&#8217;Iraq dovrebbe essere caratterizzato da una forte solidariet\u00e0 verso tutti i cristiani che anche l\u00ec si incontrano nel nome di Ges\u00f9, il Signore. Lo stesso per la Corea del Nord, lo stesso per la Palestina. Shalom.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre le notizie di una possibile guerra con l&#8217;Iraq occupano quasi integralmente i media e la sua eventualit\u00e0 mobilita ancora una volta milioni di persone pronti a manifestare per la pace, il pensiero cristiano contemporaneo sembra non riuscire a sviluppare una posizione che sia credibile e politicamente praticabile. 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